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Retinopatia diabetica



La causa, la diagnosi e le cure.


A cura del Prof. Fulvio Bergamini, Unità Operativa di Oculistica, Istituto Auxologico Italiano.

La retinopatia diabetica è una patologia che colpisce i malati di diabete mellito in larga misura. Sebbene attraverso un corretto stile di vita e con i mezzi terapeutici comunemente usati (dieta, esercizio fisico, ipoglicemizzanti orali, insulina) si riesca a mantenere la glicemia entro limiti tali da non causare alcun particolare sintomo grave, è tuttavia emerso con chiarezza negli ultimi anni che anche livelli di iperglicemia modesta sono significativamente associati allo sviluppo delle complicanze croniche quale la retinopatia.

Nell’ambito delle complicanze del diabete la retinopatia si colloca al primo posto e la sua prevalenza e severità sono strettamente correlate alla durata della malattia e al grado del controllo metabolico. In Italia risulta che la retinopatia sia la seconda causa di cecità nella popolazione, preceduta dalla cataratta e seguita dalla miopia.

È una patologia rara nei primi 2-3 anni dalla diagnosi nei pazienti con diabete tipo 1, mentre nei pazienti con diabete tipo 2, una proporzione consistente presenta retinopatia già al momento della diagnosi. Questo fatto è legato alla presenza, in questi ultimi, di iperglicemia già molto tempo prima della diagnosi. Livelli di glicemia alta nel sangue comportano valori di emoglobina glicata alta, fattore che causa problemi vascolari in quanto altera la parete dei vasi. Da ciò consegue che il mantenimento della glicemia ad un livello il più possibile prossimo ai valori di normalità, fin dall’esordio del diabete, è condizione insostituibile per prevenire la comparsa e la progressione della retinopatia.

La diagnosi della malattia avviene con una visita oculistica con fondo dell’occhio per controllare lo stato dei vasi. Successivamente per approfondire può essere svolta una fluoroangiografia, un esame con un liquido di contrasto che permette di vedere meglio le alterazioni dei vasi sanguigni. Infine, l’OCT (Tomografia Ottica Computerizzata) fornisce preziose informazioni sullo stato della retina. Permette di valutare l’ispessimento e le alterazioni quali gli edemi o le cisti: alterazioni che causano vista annebbiata, percezioni visive distorte e ondulate, alterata percezione del colore e diminuzione dei decimi. La cura della retinopatia avviene in ambito chirurgico.

Per contrastare la progressione della retinopatia diabetica in fase iniziale ci si avvale della fotocoagulazione laser, che assicura un netto miglioramento della vista.
La fotocoagulazione laser viene eseguita ambulatorialmente, dopo aver instillato alcune gocce di collirio anestetico locale, e generalmente non necessita di ricovero. Se è già insorto un edema maculare il trattamento laser ha lo scopo di ridurre l’accumulo di liquido intraretinico e far regredire gli essudati duri presenti. Entro tre mesi dal trattamento è necessario sottoporsi a controllo ed effettuare un’ulteriore fotocoagulazione se l’edema
persiste. Nel caso di retinopatia diabetica proliferante la terapia laser prevede la fotocoagulazione delle zone ischemiche della retina, il cui trattamento determina la regressione delle neovascolarizzazioni.

In caso di retinopatia diabetica proliferante con emorragie vitreali recidivanti o distacco retinico tradizionale si può ricorrere alla vitrectomia.
Si tratta di un intervento chirurgico che togliendo il vitreo elimina le aderenze tra retina e vitreo stesso, aderenze pericolose perché possono causare anche il distacco della retina. La funzione del vitreo viene poi sostituita naturalmente dall’occhio tramite un meccanismo compensatorio che riempe la camera vitrea con un liquido. Questo intervento può ripristinare un’acuità visiva di 5/10 in quanto elimina il sanguinamento e interrompe il processo di peggioramento dovuto ai vasi proliferanti e ai sanguinamenti.

Nei casi di edema maculare focale o diffuso e nelle forme proliferanti è possibile utilizzare iniezioni intravitreali: vengono iniettate all’interno dell’occhio, e precisamente nella camera vitrea, sostanze che inibiscono il fattore di crescita vascolare.
Tale procedura viene effettuata in sala operatoria per garantire la massima sterilità in quanto consiste nel perforare il bulbo oculare.



pressoffice2 (2016-02-19 10:03:31)