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Amore e anni che avanzano



La percezione comune vuole che in età avanzata si debba rinunciare all’affettività e alla vita sessuale, e riserva la sessualità e il piacere - addirittura il desiderio - a chi è giovane e bello.
Ma è davvero così?

Ne parla la Dott.ssa Barbara Poletti, neuropsicologa presso il Servizio di Neuropsicologia della U.O. di Neurologia dell'Ospedale San Luca.

SESSUALITÀ DEGLI ANZIANI: UN TEMA “SOMMERSO”

Quello della sessualità degli anziani è un tema che per anni è stato scarsamente considerato: nel contesto sociale si è verificata una sorta di eliminazione della sessualità dalla condizione di senilità. Stando a una simile impostazione, l’anziano non avrebbe desideri né funzionalità di tipo sessuale, ipotesi ovviamente lontanissima dalla realtà.

Quando poi la questione è stata finalmente esaminata - dando ascolto a quella che era stata fino ad allora una richiesta sommersa da parte dei diretti interessati, che rivendicavano la propria sessualità e cercavano un aiuto farmacologico che mitigasse quello che è un declino funzionale fisiologico - è stato però proposto un modello ‘giovanilistico’ della sessualità. Un modello che non tiene conto della condizione di tipo fisico, oggettiva, ma neppure di quella psicologica ed emotiva dell’anziano, e considera l’anziano alla stregua di un “nuovo giovane”, puntando solo alla miglior prestazione.

LA SESSUALITÀ DEGLI ANZIANI: DA TABÙ A ESPERIENZA DA VIVERE SENZA VERGOGNA

L’unico modo in cui oggi si è soliti parlare di sessualità - e non solo dell’anziano - è proprio in termini di performance, come se il problema fosse limitato alla prestazione fisica. Con l’avanzare dell’età si verifica una fisiologica modificazione nella performance, per la quale non esistono cure miracolose: occorre perciò integrare il supporto farmacologico, che può essere un valido aiuto, con un approccio non più incentrato sulla performance - che spesso è solo fonte di disagio – ma focalizzato a cogliere il background emotivo, affettivo e relazionale presente e, soprattutto, la dimensione del desiderio: che risulta essere un elemento essenziale non solo nella sessualità della terza età, ma di tutte le età.

Se si abbandona un’ottica prestazionale a favore di una dimensione del piacere, l’orizzonte delle possibilità si allarga di colpo, perché si può dare e ricevere piacere in tanti modi: tenere aperta questa possibilità e incentivare una cultura del piacere invece che prestazionale ridimensiona tutte le ansie da prestazione; aiuta a vivere con maggior benessere la propria sessualità anche da giovani – ancor di più quando ci sono cambiamenti fisiologici non modificabili legati all’età - perché è possibile comunque vivere una dimensione del piacere appagante.

Parlare di cultura del piacere invece che di prestazione può ampliare la dimensione della vita sessuale che, contrariamente a ciò che si pensa, non ha età: è stato osservato in uno studio su un campione italiano, 65 anni – 106 anni) che il desiderio e l’interesse sessuale sono mantenuti in circa i due terzi dei soggetti!

PERCHÉ NON SI PARLA DI SESSUALITÀ DELLA TERZA ETÀ?

C’è una sorta di gap culturale da colmare. Bisogna legittimare il desiderio di sessualità e intimità fisica dell’anziano, ma non c’è ancora una cultura sufficientemente adeguata: la sessualità oggi viene vissuta con una sorta di “effetto Dorian Gray”, e considerata appannaggio solo dei belli e dei giovani. L’idea che un anziano possa avere una vita sessuale attiva - e perché no, appagante - risulta ai più incomprensibile o del tutto inappropriata.

Questi fattori culturali hanno determinato uno sguardo troppo distaccato nei confronti della sessualità, approccio che si è riflesso anche in ambito medico: si ritiene talvolta inappropriato domandare ad un anziano se abbia una vita sessuale attiva.

È POSSIBILE UNA SESSUALITÀ APPAGANTE ANCHE IN PRESENZA DI LIMITI FISIOLOGICI?

La salute sessuale parte da una corretta prevenzione e gestione della salute fisiologica dell’apparato sessuale. Alla base c’è l’integrità fisica, ma se questa manca non si deve escludere la sessualità: sessualità non è sinonimo di genitalità, piuttosto una dimensione del piacere e dei sensi. Un orientamento incentrato non più sulla performance, ma sulla dimensione del piacere, renderebbe più integrabile la mancanza di una perfetta prestazione.

La menopausa e l’andropausa non sono la fine della vita sessuale: nel momento in cui si verifica un cambiamento fisiologico, ci sono modificazioni che possono essere corrette e sostenute. Ci dev’essere cura della propria salute sessuale: sia in termini di prevenzione delle patologie più frequenti (tumore della prostata, tumore dell’utero) ma anche per uscire dal climaterio in maniera efficiente e nel miglior modo possibile, sia fisicamente che psicologicamente. Risulta importante affrontare i cambiamenti fisiologici dell’età parlandone con uno specialista per conciliare i propri desideri e bisogni all’età.

Stabilito questo, una sessualità appagante è possibile potenzialmente a tutte le età.

PERCHÉ È IMPORTANTE PARLARE DI SESSUALITÀ DELLA TERZA ETÀ?

La sessualità è spesso catalizzatore dell’intimità: innesca un circolo virtuoso tra vicinanza sessuale o fisica ed emotivo-relazionale, indipendentemente dalla completezza del rapporto. La nostra identità è fatta di soma e psiche: se una delle due viene intaccata si potrebbe verificare una disarmonia nell’immagine di Sé.

Abbiamo bisogno di fisicità nell’affetto e affetto nella fisicità, qualunque sia la nostra età.


 



(2017-02-15 11:42:33)