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Anoressia nervosa: sintomi, immagini e vie d'uscita

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Pubblicato il 25/03/2025

Tutto è iniziato con il lockdown. Praticavo uno sport a livello agonistico e con le chiusure ho smesso di allenarmi in palestra. Così ho iniziato ad allenarmi a casa da sola, a stabilire una dieta da seguire. Non avevo tanto l’idea di perdere peso ma di controllare quello che mangiavo e quello che bruciavo, per avere qualcosa della mia vita sotto controllo.

Emanuela capirà poi, con il percorso di cura seguito in Auxologico, che quello che cercava di raggiungere davvero era un’ideale di perfezione a cui aspirava fin da bambina.

Per arrivare a comprenderlo ha dovuto attraversare la diagnosi di Anoressia Nervosa e seguire due cicli di sedute di riabilitazione semiresidenziale in Auxologico San Luca, con la guida della Dott.ssa Chiara Cacciatore.

Il percorso semiresidenziale o ambulatoriale intensivo è indicato nei casi in cui il paziente abbia una sufficiente motivazione e un discreto controllo sui comportamenti psicopatologici. In questo caso la presa in carico dei pazienti conta un maggior numero di accessi e valutazioni più stringenti. Questa terapia viene effettuata da un'équipe multidisciplinare composta da:

  • medici;
  • psichiatri;
  • psicologi;
  • dietisti;
  • infermieri;
  • educatori.

I pasti vengono consumati in ambulatorio e con la dietista vengono pianificati i pasti consumati a domicilio.

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Durante la terapia di gruppo Emanuela capisce che non è l’unica ad avere i pensieri ossessivi della malattia. Le pazienti attorno a lei esprimono i suoi stessi sentimenti, prima che lei riesca a verbalizzarli. Non è Emanuela il problema, non è lei ad essere “strana”: è una persona che sta soffrendo e ha trovato il luogo dove costruire il viaggio della guarigione.

C’è l’idea che un disturbo alimentare equivalga all’immagine di una persona scheletrica ma con i percorsi terapeutici ho capito cosa è davvero. Si tratta di un disturbo mentale, non fisico. All’inizio negavo di avere questo problema, dicevo: io non sono come quelle ragazze che vedo in giro, in televisione, o sui social. Pensandoci adesso mi rendo conto di quanta poca informazione ci sia, perché per quanto sia un argomento conosciuto rimane il pregiudizio per cui per essere anoressico devi essere di una magrezza estrema. Se invece sei anoressico, ma non sei estremamente magro, allora non sei malato.

Un aiuto fondamentale per Emanuela arriva dalla scuola. I suoi professori si rendono conto della gravità della situazione e si attivano per andarle incontro con interrogazioni pianificate, programmi scolastici suddivisi su più verifiche, ma soprattutto con il dialogo e l’ascolto. La confortano e la invitano a raccontare come si sente, a parlare dei temi che la interessano, non necessariamente del suo malessere. Le ripetono che la priorità è la sua salute, la scuola viene dopo.

Emanuela da grande vuole fare l’infermiera, desidera aiutare le persone come ha visto fare dalla squadra di infermiere di Auxologico San Luca che, lavorando a fianco dell’équipe di Riabilitazione dei Disturbi del Comportamento Alimentare, si occupano dei pazienti accompagnandoli e incoraggiandoli.

So quanto sia difficile chiedere aiuto e voglio sostenere quelle persone che non ci riescono. Mi fa soffrire pensare che ci siano ragazze e ragazzi che non possono permettersi le cure a cui io ho accesso perché so che senza questo supporto non ce l’avrei fatta. Spero che tutte le persone che soffrono trovino il coraggio di chiedere aiuto e la possibilità di ricevere aiuto, perché una via d’uscita esiste.

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Mentre ci racconta la sua esperienza una parola ricorrente è vergogna e le chiediamo di spiegarci perché è importante.

Purtroppo tutte le persone che ho conosciuto e hanno questo disturbo spesso provano vergogna. Io mi vergognavo di essere considerata quella malata, quella che non mangia, che ha una malattia mentale. Mi vergognavo di farmi vedere così fragile dai miei genitori, impotente rispetto ai miei stessi pensieri.
Anche alcuni genitori, non tutti, di chi ha un disturbo alimentare si vergognano, fanno fatica ad accettare che il figlio possa stare male e avere una malattia mentale, ma io consiglio di non sottovalutare i disturbi alimentari perché sono gravi come le malattie fisiche.


La cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) in Auxologico

Auxologico offre la possibilità di fare diagnosi rapida e precoce dei disturbi del comportamento alimentare grazie alla sua rete ambulatoriale presente a Verbania presso Auxologico Villa Caramora, a Milano presso Auxologico San Luca e negli ambulatori di Auxologico Meda. La malattia viene affrontata a livello ambulatoriale, di Day Hospital e anche di ricovero - presso Auxologico Piancavallo, a seconda della gravità e della complessità del caso. 

Il Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare di Auxologico è specializzato nel trattamento di disturbi alimentari come anoressia, bulimia, disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating) e altri DCA, malattie che riguardano il rapporto con il cibo, l’ossessione per il peso e la propria immagine corporea.

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