"Ho visto la ragazza accasciarsi. Ho pensato all’ABC del primo soccorso"
Giovanna Zerbino, 55 anni, infermiera esperta con quasi trent’anni di servizio in Auxologico, si trovava casualmente sul mezzo, salita poco prima alla fermata di Romolo dopo una corsa per non perdere l’autobus. “Fortunatamente l’autista mi ha vista e ha aspettato qualche secondo. Non sapevo che da lì a pochi istanti sarebbe servita tutta la mia esperienza”, racconta. L'episodio si è verificato all'altezza di viale Cassala, a bordo dell'autobus della Linea 90 che percorre il tragitto della circumvallazione esterna di Milano.
Davanti ai suoi occhi, una giovane si è accasciata a terra, perdendo conoscenza e riportando un trauma cranico non emorragico. “Sono rimasta subito sul pezzo, come si dice tra noi. Ho applicato l’ABC del primo soccorso: Airways, Breathing, Circulation. È quello che ci insegnano nei corsi di aggiornamento, ed è il primo pensiero per chi lavora in emergenza”.
La formazione salva vite. E la prontezza fa la differenza
Giovanna non ha perso un secondo: ha valutato le vie aeree, ha verificato l’assenza del polso e ha iniziato le manovre di RCP (rianimazione cardiopolmonare). “È la formazione che ricevi in Auxologico che ti entra nelle mani, nei gesti, nei riflessi. Anni di corsi ALSD, simulazioni e lavoro in Area Critica ti preparano anche a questo: a intervenire subito, ovunque”.
L’autista ha prontamente chiamato il 112. Quando il personale del 118 è giunto sul posto, la ragazza era cosciente, vigile, con i parametri vitali ripristinati. È stata trasportata in codice giallo all’ospedale San Carlo, per accertamenti e ulteriori cure.
Una vita dedicata all’emergenza
Giovanna Zerbino lavora in Auxologico San Luca dal marzo del 1996, sempre nell’Area Critica – UTIC e Pronto Soccorso sotto la guida del Dottor G.B. Perego. In precedenza, ha maturato esperienza in Emodinamica all’Ospedale Niguarda. Una carriera vissuta al servizio dei pazienti nei contesti più delicati, dove lucidità, prontezza e aggiornamento costante sono fondamentali.
“Ogni giorno è un dono di Dio, dove ogni operatore sanitario mette in campo talento, arte e scienza in continua evoluzione”, ha dichiarato. “Il nostro mestiere è fatto di testa, mani e cuore. E non finisce con il turno: siamo sempre infermieri, anche fuori dall’ospedale”.
In Auxologico, competenze che vanno oltre il camice
L’episodio racconta molto più di una storia a lieto fine: testimonia il valore della formazione continua, dell’esperienza quotidiana nei reparti e dell’etica del lavoro sanitario. In Auxologico, ogni professionista sanitario è accompagnato lungo un percorso di crescita clinica e umana, che si riflette anche nella capacità di agire prontamente in contesti non convenzionali, come un autobus affollato, salvando vite grazie a competenze che non si fermano alla porta dell’ospedale.